Presepe vivente Montenero Di Bisaccia

Splendido lo scenario naturale nelle grotte arenarie tra corsi d’acqua, cascate, laghi artificiali e tanti animali per la gioia dei piĂą piccoli.

 Il visitatore viene rapito dalla suggestione del luogo fuori dal centro abitato in un percorso obbligato di circa un chilometro illuminato da tante torce e immerso nel verde naturale.

 Oltre 200 tra figuranti e organizzatori daranno vita a uno spettacolo prestigioso di fama nazionale, una trentina le scene a cui si darĂ  vita, per una riproduzione fedele e toccante della nativitĂ .

 Si parte dalla grotta dei Censori, le Terme, Erode e la sua corte, i romani a cavallo,i pescatori, continuando con i mestieri piĂą antichi, per finire alla grotta della NativitĂ  dove tutto ebbe inizio.

 All’interno del percorso vi saranno delle degustazioni eno-gastronomiche di prodotti locali di elevata specialitĂ , musica tradizionale natalizia e possibilitĂ  all’uscita di ristoro presso gli stand di prodotti tipici.

Festa dell’Uva (seconda domenica di settembre)Riccia cb Molise

La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festivitĂ  della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: ‘a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d’arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltĂ  rurale di un tempo e non piĂą in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalitĂ  del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei piĂą giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralitĂ . Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto

Frosolone Sagra del baccala’e peperuol, sfilata dei carri

La tradizionale sfilata dei Carri allegorici, seguita dalla sagra “d’ru’ baccalĂ  e d’r’p’peruol”, con la quale i frosolonesi, gente di orgogliosa origine montanara vocata alle scienze del sapere, alle produzioni artistiche e di qualitĂ , agli scambi commerciali, risiedendo in un angolo suggestivo della Regione Molise, fulcro di antichi snodi viari, ci riporta al tempo in cui una miriade di pellegrini solevano recarsi alla chiesa di San Rocco, abilitata a concedere le indulgenze, per ottenere, dopo l’officiazione della Santa Messa ed aver effettuato “le passate” intorno alla trecentesca croce in pietra, la purificazione da ogni peccato, continua ad esaltare, anche sotto il profilo ludico e goliardico l’antico motto Benedettino, ancor oggi rinvenibile sui monti di Frosolone, “Siste et bibe, viator” (fermati e rifocillati viandante), si celebra il primo di agosto di ogni anno.

SAGRA BACCALĂ€ E PEPERONI

E come buona tradizione vuole, in un’area montana come la nostra, in un contesto che spazia dal sacro al goliardico non poteva mancare una nota culinaria rappresentata da una ricetta che non trova eguali per semplicitĂ  di contenuti ed armonia di accostamenti.La ricetta, elaborata con prodotti di stagione (peperoni) e ciò che meno ha attinenza con una localitĂ  di montagna (baccalĂ ), ha la prerogativa di essere una pietanza popolare dall’armonioso sapore e dalla fragranza di contenuto.

“BaccalĂ  e peperuol” sono sapientemente fritti da cuoche esperte. Il baccalĂ  viene preparato in una pastella che ha il suo segreto di preparazione in una tradizione antica quanto la manifestazione stessa ed i peperoni vengono saltati in padella con maestria unica da chi impiega solo olio extra vergine d’oliva. Un piatto popolare che godeva del connubio fra la nobiltĂ  di una pietanza che proveniva da luoghi lontani e, quindi, prelibata e ricercata nei contenuti e la semplicitĂ  dei peperoni, cibo del popolo e dei nobili.E così viene oggi riproposto per la degustazione in piazza la sera del Primo Agosto.