Bonefro Cb Molise

IL PAESE Bonefro è situato a 631 mslm e conta attualmente 2.200 abitanti.La sua origine risale al periodo Longobardo. Sullo sperone roccioso del colle che da’ sul “Vallone varco” furono costruiti il Castello, la Chiesa Madre e le case più antiche che formano la “Terra Vecchia”. L’abitato si estendeva verso l’esterno attraverso le porte “Porta Fontana”, “Molino” e “Piè la Terra”. Nel corso dei secoli il paese si sviluppò nei luoghi detti “Il Piano”, “Il Monte” e “Le Lame”. Nel 1700 la parte vecchia e la parte nuova del paese furono unite dalla “Piazza” ricavata nell’area del piano. Con la costruzione del Monastero nel 1716, Bonefro raggiunge la sua struttura base definitiva. LE CHIESE CHIESA DI SANTA MARIA DELLE ROSE Forse di origine romanica, ha subito nel corso del tempo numerose modificazioni che ne hanno alterato l’aspetto originario. La chiesa dedicata a S. Maria delle Rose è la chiesa madre o parrocchiale del comune di Bonefro ed è situata nel centro storico, nelle immediate vicinanze del Castello. Anticamente tra i due edifici esisteva un passaggio coperto, poi fatto demolire alla fine XIX secolo. La prima breve descrizione della fabbrica è contenuta in un documento nel 1614. Ha subito, fino ai nostri giorni, numerosi rifacimenti che ne hanno mascherato il disegno originario. La facciata dellachiesa rivolta verso il Vallone Varco evidenzia chiaramente le caratteristiche dello stile romanico conil peso eil volume delle strutture e la mole del campanile.La sua pianta quadrata si sviluppa nella navata centrale lunga 22 e larga 8 metri e in quelle laterali lunghe 17e larghe 7 metri. Nel corso del XVIII secolo la chiesa all’interno ha subito le maggiori modificheche le hanno conferito un aspetto barocco. Anche l’altare maggiorerisale alla seconda metà del Settecento.. Un restauro del 1853 portò, tra l’altro, alla ricostruzione dell’intera facciata. All’interno presenta un organo, in stile barocco costruito in legno dal beneventano Michele Bucci. La statua di S. Maria delle Grazie, anch’essa in legno, risale al 1745. CHIESA DI SAN NICOLA Non si conosce l’epoca esatta della fondazione della chiesa di San Nicola o cappella di San Nicolò, patrono di Bonefro: il primo documento che ne descrive l’esistenza risale al 1614. La fabbrica fu edificata fuori dalle mura del paese a navata unica, come chiesa di campagna. Fu ampliata successivamente nel 1678 con l’aggiunta di due navate laterali. Gli altari nel 1689 erano quattro: Altare di San Nicolò, Altare di san Rocco, Altare di S. Antonio, Altare di S.Giovanni e Paolo. Nel Settecento, a causa del cattivo stato di conservazione, fu abbattuta e ricostruita. Interventidi ristrutturazione successivi ne hanno modificato notevolmente l’aspetto originario. Nel 1893 sulla facciata fu inserita una meridiana. Attualmente la Cappella presenta quattro altari: Altare Maggiore, Altare della Madonna del Carmine, Altare della Madonna della Libera, Altare della Madonna di Lourdes (in legno). IL CASTELLO Laprimacostruzione del Castello o Palazzo baronale situato a Bonefro, amargine del primonucleo edificato, presumibilmente risale al periodo longobardo. L’attuale Castello fu probabilmente riedificato e ampliato, sopra il precedente edificio, dal periodo normanno a quello aragonese. Le ultime trasformazioni planimetriche, risalgono quasi sicuramente al 1400, quando l’edificio ha assunto la configurazione attuale corrispondente alloschema aragonese diffuso in tutto il Mezzogiorno. Attualmente il Castello presenta tre torri, in parte cilindriche e in parte a scarpata e un quarta torre completamente cilindrica e di dimensioni più ridotte,in prossimità dell’ingresso principale alla chiesa di S. Maria delle Rose. Un disegno a colori e una fotografia del XIX secolo riportano una quinta torre, crollata nel 1888, a forma ottagonale e staccata dal resto del Castello, formalmente analoga alle torri di Castel del Monte ad Andria e perciò verosimilmente risalente al periodo svevo. Durante il periodo feudale il Castello ospitava anche le carceri eagli inizi del 1800 la guardia civica. Il Castello oggi utilizzato come abitazione privata, fino al 1910 è stato posseduto da un unico proprietario, alla fine è stato frazionato e venduto a privati cittadini. La sua struttura risulta difficilmente percepibile per chi visita il centro cittadino, in quanto le alterazioni architettoniche subite lo hanno reso perfettamente omogeneo alle strutture edilizie del contesto. IL CONVENTO DI S. MARIA DELLE GRAZIE Originariamente il Convento di Bonefro era situato nel piano della fontana ed aveva il titolo di S. Maria delle Grazie. La primitiva fondazione si può far risalire al XVI secolo: essa era ubicata tra la Fontana della Terra e la Fontana dei Ciechi e andò in rovina nel 1702. I nuovi edifici furono ricostruiti utilizzando i materiali di quello precedente, nella posizione urbana che ancora oggi occupano, alla sommità di una collina che domina tutto il vecchio centro abitato. I lavori furono terminati nel 1716. Nel 1736, nel giardino che si trova in mezzo al chiostro fu costruita una cisterna. Successivamente fu edificato anche il campanile. Incorporata al Convento era la Chiesa di S. Francesco. La vita monacale cessò nel 1809, successivamente l’edificio divenne di proprietà comunale e fu adibito a diversi scopi, tra cui caserma militare, carcere civile, scuola pubblica, attualmente a Museo Etnografico, il piano superiore a ostello, e per l’allestimento delle mostre. L’annessa chiesa di San Francesco, invece, è stata interessata da un intervento di consolidamento da parte della Soprintendenza BBAASS del Molise nel 1989. IL MUSEO ETNOGRAFICO Il museo inagurato ufficialmente nell’agosto del 1991 per l’iniziativa di uno storico locale, il prof. Michele Colabella che, usufruendo anche dell’aiuto di un progetto del Comune ha provveduto a reperire, schedare e sistemare i pezzi nelle sale messe a disposizione dal Comune. Attualmente custodisce olte 2000 pezzi, collocati nel Convento di S. Maria delle Grazie di recente ristrutturazione, in quanto il complesso presenta allo stato attuale una distribuzione interna che ben si presta come sede definitiva per l’istituzione museale e, dato il gran numero di sale disponibili, ad un vero e proprio centro polifunzionale. Il ricco materiale viene apprezzato per la sua completezza, in quanto spazia sull’intero ciclo della vita umana e su tutte le tipiche attività lavorative locali. I PALAZZI Il Comune di Bonefro sono presenti alcuni esempi di palazzi signorili tra i quali meritano di essere citati il Palazzo Miozzi ed il Palazzo Maucieri. Il Palazzo – nella foto – della famiglia Mozzi, situato in largo Convento, era di proprietà dell’Arciprete Don Teodoro Tata; i nuovi proprietari lo rimodernarono ed ampliarono con l’ala che dà su via di Dio. La parte di proprietà del Generale Francesco Sacco è stata donata al Comune di Bonefro e i suoi locali sono stati utilizzati, successivamente, come scuola, Municipio, Pretura. Il Palazzo Maucieri, costruito tra il 1927 ed il 1929 da Giovan Battista Maucieri, doveva essere adibito ad ospedale, ma successivamente fu trasformato in asilo. E’ caratteristico per la sua architettura composta ed ordinata e per la tipologia tipica del piccolo palazzo. LE PORTE Nella parte antica del paese, denominata Terravecchia, sono conservata quattro porte inserite nelle mura di cinta, vestigia del periodo feudale: Porta Molino, Porta Piè la Terra, Porta Fontana e Porta Nuova. Le prime tre sono molto antiche, mentre Porta Nuova fu costruitaquando l’abitato si estese verso le campagne del Borgo. Tutte le porte sono state oggetto di interventi che le hanno rese poco riconoscibili all’interno della cortina edilizia in cui sono inserite. Innanzi la Porta Molino, verso l’interno dell’abitato, secondo la tradizione orale, si trova la Piazza del Paese. Porta Piè la Terra Porta Molino Porta Nuova Porta Fontana LE FONTANE LA FONTANA DELLA TERRA La fontana, costruita nel 1771 con il contributo della popolazione, è sempre stata uno dei monumenti più significativi del paese e ne costituisce tuttora l’emblema. E’ realizzata in pietra da taglio ed è composta da sei fornici ad archi lobati con interposte evidenti paraste alla cui sommità c’è una marcata trabeazione. Al di sopra di quest’ultima c’è un magnifico frontone sormontato da fregi e pinnacoli di rimarchevole fattura. La fontana della Terra è anche detta della Salute. Fu restaurata nel 1816. LA FONTANA DEI CIECHI Una delle altre fontane che merita di essere citata è la Fontana dei Ciechi, posta lungo una delle vie principali di accesso al paese. Edificata nel corso XIX secolo, è costituita da un blocco unico segnato in maniera rimarchevole da quattro paraste che sorreggono una trabeazione alla cui sommità ci sono dei fregi e dei pinnacoli decorativi. Lateralmente sono presenti due abbeveratoi in pietra costruiti in momenti diversi. LE ALTRE FONTANE A Bonefro le antichesorgenti e fontane si sono sempre configurate come importanti punti di riferimento territoriale: esse sono dislocate in vari punti del centro urbano e dell’agro poiché costituivano tappe fondamentali di antichi percorsi della civiltà contadina, in particolare quelle situate lungo le strade extraurbane, in prossimitàdi ogni ingresso al paese rappresentavano l’ultimo punto per l’approvigionamento idrico di uomini ed animali prima del rientro dalla campagna; la presenza di alcune di essealle porte del nucleo abitato, denota una logica insediativa perfettamente riconoscibile che favoriva il sorgere degli insediamenti in prossimità delle sorgenti. La fontana del Ciciliano – nella foto – risale al 1816.

Montorio Nei Frentani Cb Molise

l comune è di origini antichissime. In tutto l’agro si ritrovano resti d’epoca preistorica (4000 a. C.) e storica. Sepolcri, rottami di fabbrica, fondamenta, pezzi di mosaico, monete, lucerne, statuette ed altro materiale sono stati rinvenuti sia sul luogo dove attualmente sorge il paese, sia in altre località del suo agro: S.Michele, Grotte, Castellano, Piana, Fonte Sambuco, Pezze del Comune, Noce Pagliuca.

L’etimologia del toponimo è controversa. In alcuni documenti dei secoli XI e XII si può trovare sia il nome “Mons Aureus” che “Mons Taurus”. “Mons Aureus” potrebbe derivare dal colore dorato delle sue terre, mentre “taurus” è legato al significato di altitudine. Da uno di questi due nomi venne fuori “Montorius”, mentre l’appellativo “nei Frentani” fu di seguito aggiunto con un Regio Decreto del 1864 per distinguerlo da altri comuni situati al di fuori del territorio regionale questa scoperta porta la data del 1969.

Fonti storiche accertano che durante la seconda guerra Punica il territorio di Montorio fu teatro di scontri tra Annibale e Fabio Massimo. Successivamente con il crollo dell’Impero romano le popolazioni per sottrarsi alle invasioni barbariche, si raggrupparono nello stesso territorio, dove poi nacque il paese attuale. Qui furono costruite le prime abitazioni, intorno al castello e alla chiesa già esistenti, che facevano parte del sistema di difesa studiato da Vito Avalerio e dai De Molisio, entrambi conti normanni, come appare nel Catalogo borrelliano intorno al secolo XII. Montorio così entrò a far parte della Contea di Molise e fu feudo dei De Molisio fino al secolo XIII.
Nel periodo longobardo Montorio fece parte della Ducato di Benevento, appartenendo alla contea di Larino, mentre nel periodo normanno fu compresa nella contea di Loritello (Rotello). In epoca rinascimentale fu conquistato, nell’ottobre 1462, dal re Ferrante d’Aragona, al tempo della lotta dinastica conto Giovanni d’Angiò: è di quel periodo l’insediamento nel Borgo di un gruppo di profughi greco-albanesi scampati alle stragi ottomane. Così pure, è da ricordare la rivolta popolare contro i soprusi del feudatario di metà sec. XVI detta del muro rotto. Di quest’epoca sono le chiese della SS. Annunziata, di Santa Caterina d’Alessandria e dei SS. Marco e Lazzaro.

Nel corso del tempo il paese fu posto sotto il controllo di diverse famiglie sino all’eversione della feudalità. Montorio appartenne a vari feudatari. I primi feudatari furono, verso la fine del 1100, Vito Avalerio ed Enrico Cena. Seguirono, attraverso i secoli: de Molisio (inizi 1200-primi anni del 1300); Gambatesa-Monforte (inizi 1300 fine 1400); de Capua (1500); Castelletti (1600), Mastrogiudice (fine 1600 metà 1700), Ceva-Grimaldi (metà 1700 fine 1800). Il XVII secolo fu un periodo di depressione a causa anche della pestilenza del 1656 e del terremoto del 1688 che ridussero il paese in misere condizioni; solo agli inizi del ‘700, grazie alla feudataria Sinforosa Ceva- Grimaldi, il paese riuscì risollevarsi dalla crisi.

Montelongo il bel paesello molisano album fotografico

Montelongo in provincia di Campobasso bel paesino tranquillo dove passare giornate serene ideale per tutte quelle famiglie che si vogliono rilassare.Il mare e vicino si può andare a Termoli che dista dal paesello circa 30 km e Campomarino.

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La piazza di Montelongo e la chiesa di San Rocco patrone del paesello.La festa in suo onore si festeggia il 16 Agosto

Vivi una vacanza da sogno in Molise! 🇮🇹

Il Molise può essere una piccola regione, ma è comunque piena di cose interessanti da fare e vedere per i turisti! Il Molise Ã¨ una regione relativamente recente, poiché è stata riconosciuta solo nel 1963.

Prima di quella data, il Molise era solo una provincia isolata della regione Abruzzo. Questa piccola ma accogliente regione ha un piccolo litorale che confina con il mare Adriatico e attrae sempre più turisti in queste città, paesi e nei suoi parchi naturali.

La cucina molisana è una miscela di influenze provenienti da regioni vicine come Abruzzo, Campania e Puglia per finire per creare piatti meravigliosi. Prova, ad esempio, la famosa Cacio e Uova, un pezzo di agnello condito e cotto in un piatto di terracotta servito con un uovo sodo e formaggio fuso.

Questo piatto confortante è il rapas perfetto per darti una scossa durante il tuo viaggio in Molise! Anche i sughi per pasta di agnello e maiale sono molto popolari nella regione e si abbinano particolarmente bene con un buon bicchiere di vino rosso locale per completare la ricchezza di questi sapori. Prova la deliziosa torta al cioccolato a base di farina di mais, il Panettoncino di Mais, per concludere questo pasto perfetto!

E mentre sei in vacanza in Molise, potresti cogliere l’occasione per fermarti in alcuni di questi incantevoli borghi o piccoli centri come Campobasso , Termoli e Isernia. Campobasso è una cittadina molto interessante che si trova fuori dai sentieri battuti. Il centro storico è costruito in cima a una collina e la parte più nuova della città è costruita in pianura. La città dovette essere ricostruita più volte a causa dei numerosi violenti terremoti nella regione.

I turisti amanti della storia apprezzeranno molto fare un tour dei numerosi siti archeologici, castelli e monumenti antichi che si possono trovare in tutta la regione Molise.

I più sportivi possono trascorrere qualche giorno nella rinomata stazione sciistica di Campitello Matese durante i mesi invernali o andare a cavallo sui vecchi tratturi.

Si tratta di sentieri di montagna che sono stati utilizzati per secoli da pastori e viandanti e vedrete incredibili paesaggi della campagna molisana.

Quindi vedi che il Molise è un vero paradiso per i turisti che vogliono vedere il meglio dell’Italia senza incappare nella folla dei visitatori. Quindi non esitare più e vieni a vedere di persona questa magnifica regione e crea ricordi indimenticabili!

Montelongo Cb Molise

Montelongo è un piccolo centro agricolo situato sulle prime alture che guardano verso il mare Adriatico. Anticamente il territorio apparteneva a quell’area di Sannio popolato dai Frentani che aveva nell’antica “LADINOD”, attuale Larino, la propria capitale.
Da resti rinvenuti, si può ipotizzare quasi con certezza la presenza, nella contrada detta “Saccione”, di una importante villa rustica di epoca Romana. Le prime notizie del territorio di Montelongo, tratte da fonti documentarie scritte, risalgono all’Alto Medioevo. Nel luogo dove oggi si trova la Fontana di S.Maria sorgeva la grangia benedettina di S. Maria delle Rose. Nell’XI° e XII° gli ultimi conti longobardi di Larino ed i normanni della contea di Loritello (attuale Rotello), insieme ai Vescovi favorirono l’inurbamento delle popolazioni contadine.  Le numerose celle benedettine vennero soppresse mentre nei centri urbani vennero istituite le parrocchie. I Normanni estesero e perfezionarono il sistema feudale trasformando Montelongo in feudo di un milite.  Si generò così il Castro di Montelongo, cioè un piccolo centro urbano che aveva raccolto le popolazioni prima sparse per le campagne, ma che continuano a vivere secondo i loro costumi, come i bizantini (culto religioso greco-ortodosso) che formarono il loro “quarto” cioè un quartiere a ridosso del centro abitato. Dal XIII° al XVII°secolo, intorno al nucleo originale circondato da mura (l’attuale “terra”), si estendevano nuovi quartieri. I greci ebbero il loro “quarto” (l’attuale “Costa”). Lo sviluppo demografico spinse i latini fuori dalle mura, si formano nuovi quartieri sotto le mura, ed un altro, alla fine del 1600, intorno alla cappella di San Rocco (l’attuale “Croce”). Nel 1700 la fisionomia urbana di Montelongo risultò divisione in tre contrade: la Terra, la Costa e la Croce. Queste contrade, per vari secoli, furono in conflitto tra loro, principalmente per il fatto che i loro abitanti appartenevano ad etnie diverse (latini – bizantini – spagnoli – schiavoni ). Fra il 1800 e il 1900, lungo l’attuale strada provinciale si svilupparono altre due contrade: Fontanelle e Via Roma. Le cinque contrade costituitesi in periodi storici diversi rispolverano tutto il loro orgoglio nel giorno del Palio e cioè il 16 di agosto.

Tagliolini di Campobasso

Tagliolini 400 gr

Prosciutto crudo 80 gr

Cipolle 1

Prezzemolo 1 ciuffo

Olio extravergine d’oliva (EVO) 4 cucchiai da tavola

Sale

Pepe nero

In una padella porre l’olio, il peperoncino e la cipolla. Fare appassire a fuoco moderato, mescolare spesso con un cucchiaio di legno. Unire il prosciutto e farlo appena scaldare. Versare qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta, aggiungere il prezzemolo tritato ed insaporire con un pizzico di sale e pepe appena macinato. Condire la pasta con il sugo appena realizzato.

Pandolce Del Molise (Milk pan)

Ingredienti e preparazione

Prima di tutto mi lavo le mani con acqua calda e sapone. Lavo accuratamente il lavello e ogni superficie che entra in contatto con il cibo. Con le mani lavate prelevo piatti, bicchieri, coltelli, etc. direttamente dalla lavastoviglie. Ogni sera passo una spruzzata di detergente igienizzante sulle superfici della cucina.

  • Monto a neve 6 albumi e li metto da parte.
  • Monto 300 g di zucchero con i tuorli e aggiungo 300 g burro, fuso a bagnomaria.
  • Mescolo all’impasto ottenuto 160 g di farina,160 g di fecola e 1 bustina di lievito.
  • Aggiungo, mescolando delicatamente, gli albumi montati e infine versate il bicchiere di liquore strega
  • Inforno a 170° per circa un’ora e, nel frattempo sciolgo 200 g di cioccolata e 2 o 3 cucchiai di cioccolata bianca per la copertura a bagnomaria.
  • Una volta sfornato e raffreddato il dolce lo bagno con 1 bicchiere di liquore Milk e lo copro con la cioccolata precedentemente sciolta

Area di produzione
Campobasso.

Caratteristiche del prodotto
Dolce tipico di Campobasso, a forma di
cupola, bagnato con liquore “milk” e
ricoperto con glassa bianco-nocciola di
cioccolato.
Viene confezionato in un astuccio di car-
tone a forma di tronco di piramide.
Il liquore consente la conservabilità del
prodotto per tre mesi.
Metodiche di lavorazione
Il Pan dolce viene prodotto con i
seguenti ingredienti: burro, uova, zucche-
ro, mandorle, amido, glucosio, latte,
alcool ed estratti di sostanze vegetali
naturali.
La lavorazione viene fatta mescolando
tutti gli ingredienti; l’impasto viene inse-
rito negli stampi e cotto nel forno. Dopo
la cottura si ricopre l’intera superficie
con glassa.
La glassa è prodotta a parte con i
seguenti ingredienti: burro di cacao, noc-
ciole, zucchero, grassi vegetali e latte in
polvere.
Non vengono aggiunti coloranti, additivi
e conservanti
Materiali e attrezzature per la pre-
parazione
Impastatrice, forno.

A proposito di noi

Benvenuti in Paese mio Molise-Montelongo (Cb)-Mangiare con gusto-Taste and Events Blog personale !

Siamo i coniugi Blanco Michele Antonio e Colombo Antonella, siamo appassionati del gusto e prodotti tipici per hobby e amiamo il nostro paese molisano Montelongo in provincia di Campobasso. Dall’inizio del 2020 scriviamo qui regolarmente sul nostro blog di ricette e prodotti italiani e molisani e eventi feste e sagre

Per il nostro amore per i prodotti tipici, abbiamo scoperto molte altre specialità italiane. Per noi il cibo significa piacere e passione. Su questo blog abbiamo ora una ricca raccolta di ricette, che viene costantemente ampliata.E che vale la pena cucinare!

Se hai suggerimenti, domande, elogi o critiche, siamo felici di essere contattati 

direzione@paesemiomontelongo.com

Ultimi Articoli

Spaghetti con i carciofi del contadino molisano

SPAGHETTI CON CARCIOFIper 6 persone INGREDIENTI- 500 g di capellini- 1 barattolo da 250 g di carciofi sott’olio- 500 g di pomodori pelati- 3 cucchiai di capperi- 2 cucchiai di cipolla tritata- 1 spicchio d’aglio tritato- 1 cucchiaino di origano tritato- 1 cucchiaino di basilico tritato- 3 cucchiai di prezzemolo fresco tritato- 1/4 di litro […]

Spaghetti e gamberetti del pescatore molisano

Spaghetti e gamberetti 400 g di spaghetti, 250 g di gamberetti, 1 pomodoro maturo, 1 spicchio d’aglio, 1 bicchierino di brandy, qualche foglia di basilico, olio extravergine d’oliva, sale, pepe. Lavate i gamberetti e lessateli per 5 minuti in acqua bollente. Sbollentate il pomodoro e pelatelo, quindi tagliatelo a pezzi.  Iritate finemente l’aglio sbucciato e sminuzzate il basilico; fate imbiondire l’a glio in un tegame con un po’ d’olio, quindi innaffiatelo con il brandy prima di aggiungere il pomodoro, il basilico, una presa di sale e un pizzico di pepe.  Lasciate cuocere a fuoco moderato e quando il sugo comincia ad addensarsi unite i gamberetti, proseguendo la cottura per altri 4-5 minuti.  Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli al dente e versateli nel tegame del condimento; rimestate con un cucchiaio di legno a fuoco viva ce, quindi servite in tavola.

Cardi agnello e uova ricetta antica molisana e pugliese

Ingredienti 500 g di polpa di spalla (o coscio di agnello) 1,5 kg di cardi 200 g di pomodori 5 uova 1 bicchiere di vino bianco prezzemolo 3 spicchi d’aglio ½ bicchiere di olio 100 g di pecorino sale pepe Preparazione del ragù: mettere in un tegame l’olio con gli spicchi d’aglio schiacciati. Unire l’agnello […]

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I misteri di Campobasso

Corpus Domini a Campobasso

Misteri – Corpus Domini

Il Corpus Domini

La solennità del Corpus Domini venne istituita l’8 settembre 1264 da papa Urbano IV con la Bolla Transiturus de hoc mundo in seguito al miracolo di Bolsena. Secondo la tradizione, nella tarda estate dell’anno 1263 un sacerdote boemo, Pietro da Praga, assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrato, intraprese un pellegrinaggio verso Roma. Dopo aver placato il suo animo pregando sulla tomba di Pietro, riprese il viaggio verso la sua terra fermandosi a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena. Assalito di nuovo dal dubbio, chiese di celebrare messa e, dopo la consacrazione, alla frazione dell’Ostia, sarebbe apparso ai suoi occhi un prodigio al quale da principio non voleva credere: l’Ostia che teneva tra le mani sarebbe diventata carne da cui stillava miracolosamente abbondante sangue. Impaurito e confuso ma, nello stesso tempo, pieno di gioia, concluse la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue sarebbero cadute anche sul marmo del pavimento e sui gradini dell’altare. Il sacerdote andò subito da papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, per riferirgli l’accaduto e il pontefice inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto, per verificare la veridicità del fatto e riportare le reliquie. Il vescovo di Orvieto tornò con le reliquie del miracolo e il Papa le depose nel sacrario della cattedrale orvietana di Santa Maria. Attualmente le reliquie sono conservate nel Duomo di Orvieto, fatto appositamente costruire nel 1290 per ospitarle.

I Misteri

Con il termine Misteri si definiscono rappresentazioni medievali di oggetto sacro in lingua volgare, attestate in Francia dal secolo XI che venivano eseguite nelle solennità religiose a compimento degli uffici liturgici. Si tratta di forme affini alle teatrali, originatesi dalla decadenza del teatro classico greco e romano e dalla stasi del teatro durante tutto il periodo medievale, che divennero i mass-media del tempo e diedero il lento avvio, in pieno Rinascimento, ad una ripresa delle forme teatrali vere e proprie, le quali, a loro volta, costituirono le basi del teatro moderno. Da un lato c’era la necessità istintiva del popolo di dare sfogo alla propria religiosità mista di umanità, dall’altro il desiderio della chiesa di educare le masse, per lo più analfabete, con forme spettacolari tali da suscitare interesse. Queste forme vennero così ad affiancare, all’aperto, la funzione didattico-narrativa affidata alla scultura ed alla pittura all’interno delle chiese. Il fenomeno fu comune a molte località europee nel suo contenuto di base ma ebbe diversa denominazione nei diversi luoghi: mystére (spettacolo simbolico) in Francia; auto sacramental (sacra rappresentazione) in Spagna; passionsspiele (mistero della passione) in Germania; myracle-plays (rappresentazioni sacre) in Inghilterra.

Nel corso dei secoli (XV-XVII), con l’evolversi dei costumi, con il dilagare della magnificenza esaltata dalle ricche corti rinascimentali, con la rivoluzione ideologica e psicologica del Rinascimento che distolse gli spiriti dalla contemplazione di un regno soprannaturale per rivolgerli ai beni terreni, si arrivò a curare più gli effetti scenici che l’essenza religiosa tanto da causare l’infiltrazione di elementi pagani nei drammi sacri, scivolando talvolta nello sconveniente e nel volgare. Di qui il divieto per queste rappresentazioni figurative, sancito in alcuni concili tenuti in Francia nel XVI secolo, e la sostituzione, in alcune città italiane, dei gruppi viventi con gruppi lignei (ad esempio i Misteri del Venerdì Santo a Trapani) nei quali la forza intuitiva e la capacità dell’artista dovevano raggiungere l’efficacia suggestiva promossa una volta da persone viventi.

I Misteri di Campobasso

Origini
A Campobasso si ha notizia, sin dal XVI secolo, dell’allestimento di sacre rappresentazioni su palchi in legno collocati nei pressi delle chiese. A partire dal secolo successivo le principali confraternite laiche della città, per solennizzare la festività del Corpus Domini, presero l’abitudine di rappresentare scene sacre, il cui soggetto variava di anno in anno, su barelle che venivano portate a spalla in processione davanti al Santissimo Sacramento. Le confraternite, intorno alla metà del XVIII secolo, commissionarono allo scultore campobassano Paolo Saverio Di Zinno la progettazione di macchine che assicurassero stabilità alle raffigurazioni, in modo che le scene rappresentate fossero sempre le stesse e i figuranti avessero sempre gli stessi atteggiamenti, e ne affidarono la realizzazione agli esperti fabbri ferrai campobassani.

Secondo una tradizione orale non documentata, vennero realizzati ventiquattro Misteri ma sei non ressero al collaudo e non furono più ricostruiti. Si ha invece notizia certa della realizzazione di diciotto Misteri di cui sei furono distrutti durante il terremoto del 26 luglio 1805 dal crollo degli edifici in cui erano conservati. I sei Misteri distrutti rappresentavano il Corpo di Cristo (chiamato dal popolo il Calicione a causa della presenza di un grosso calice), la Santissima Trinità, Santa Maria della Croce, la Madonna del Rosario (in cui il ferro principale della struttura poteva ruotare su se stesso quando il Mistero era fermo), Santo Stefano e San Lorenzo. Da allora hanno sfilato i rimanenti dodici Misteri, raffiguranti Sant’Isidoro, San Crispino, San Gennaro, Abramo, Maria Maddalena, Sant’Antonio Abate, l’Immacolata Concezione, San Leonardo, San Rocco, l’Assunta, San Michele e San Nicola. Nel 1959 i fabbri campobassani Tucci realizzarono un tredicesimo Mistero, il Santissimo Cuore di Gesù, sulla base di un disegno attribuito al Di Zinno.

In passato erano le confraternite a gestire, tra lo sforzo e la competizione, la processione dei Misteri, che univa fede popolare a ostentazione del potere. A partire dal XIX secolo, a seguito della soppressione delle confraternite, la processione dei Misteri è organizzata dall’amministrazione comunale di Campobasso che, dal 1997, è supportata dall’Associazione Misteri e Tradizioni.

I Misteri: struttura e scene

I Misteri sono macchine o ingegni costituiti da una base di legno, nella quale è inserita una struttura in ferro fucinato che, sviluppandosi in verticale, si ramifica e porta ad ogni estremità delle imbracature, in ognuna delle quali viene posto un bambino. È da sottolineare l’intelligenza dell’artista e la grande capacità professionale dei suoi collaboratori fabbri che, ben dimensionando la struttura e usando alcuni artifici costruttivi (tecnica della bollitura), sono riusciti a realizzare dei congegni ancora oggi, dopo più di 250 anni, pienamente funzionali. L’espressione quadri viventi ben si adatta a questi congegni, in cui il dinamismo dei figuranti si fonde perfettamente con la staticità della struttura in ferro.

I bambini rappresentano angeli, diavoli, santi e madonne e sembrano sospesi nel vuoto perché i loro costumi mascherano struttura e imbracature. Sulla base del Mistero sono presenti altri personaggi interpretati, a seconda del ruolo, da bambini o da adulti. I Misteri vengono portati a spalla in processione per le vie della città e il passo cadenzato dei portatori, facendo oscillare la struttura in ferro, crea l’illusoria sensazione di vedere angeli e diavoli volare a diversi metri da terra. Secondo la tradizione Di Zinno, per dare forza ed elasticità alla struttura dei Misteri, avrebbe ideato una lega speciale della cui composizione era unico depositario. Questo spiegherebbe perché i Misteri distrutti nel 1805 non siano stati ricostruiti e perché quello realizzato nel 1959 sia il più pesante.

I Misteri rappresentano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento e scene tratte dalla vita di alcuni santi. La processione si apre con i Misteri di Sant’Isidoro e San Crispino, rispettivamente protettore dei contadini e dei calzolai, in ricordo delle Faci o Faglie che i coloni e gli artigiani costruivano come ringraziamento a Dio per l’anno trascorso, e che precedevano la processione del Corpus Domini.

Sant’Isidoro: il Mistero raffigura il santo, contadino presso il cavaliere spagnolo Giovanni de Vergas, che percuote il terreno con un bastone facendo scaturire acqua per saziare la sete del suo padrone; domina il Mistero un grosso cero sostenuto da tre angeli che rappresenta la Face dei coloni. Personaggi: cinque; portatori: quattordici; altezza: m. 5,10; peso: Kg. 534.

San Crispino: abbandonate le nobili origini romane, San Crispino predicò il Vangelo in Gallia e per vivere imparò a cucire scarpe; mentre si trovava al lavoro in compagnia di due aiutanti gli apparvero tre angeli con in mano i simboli del futuro martirio che avvenne sotto l’imperatore Massimiano, la spada segno della decapitazione, la palma, simbolo del martirio, la corona, per i meriti del Santo. Personaggi: sei; portatori: dodici; altezza: m. 4,70; peso: Kg. 430.

San Gennaro: il Mistero raffigura San Gennaro circondato da tre angeli, dei quali uno porta le ampolle, a ricordo di quelle che tutt’oggi conservano il sangue del Santo, e un altro una tabella con la scritta Est nobis in sanguine vita; il santo è patrono della città di Napoli, rappresentata sulla base del Mistero dal Vesuvio e dal fiume Sebéto simboleggiato, come nelle antiche raffigurazioni, da un vecchio disteso che tiene in mano una vanga (tradizionalmente definito il Pezzente per il suo aspetto). Personaggi: cinque; portatori: dodici; altezza: m. 5,20; peso: Kg. 425.

Abramo: obbediente alla volontà di Dio, Abramo sta per sacrificare il suo unico figlio Isacco quando un angelo del Signore gli ferma la mano che impugna il coltello e gli indica un ariete da offrire in olocausto al posto di Isacco. Personaggi: tre più un agnello; portatori: dodici; altezza: m. 4,10; peso: Kg. 450.

Maria Maddalena: esule in Provenza dopo la risurrezione di Cristo, Maria Maddalena si ritirò in preghiera in un luogo deserto; un giorno chiese a San Massimino, vescovo di Aix, di comunicarla, quando questi entrò in chiesa vide la santa sospesa in aria nei pressi dell’altare circondata da angeli e, dopo averla comunicata, vide la sua anima salire al cielo; completano la scena altri due angeli che fanno le veci dei chierichetti. Personaggi: sei; portatori: diciotto; altezza: m. 5,40; peso: Kg. 535.

Sant’Antonio Abate: il Mistero rappresenta le tentazioni subite da Sant’Antonio Abate ad opera di diavoli presenti sia nella forma consueta, al di sopra e al di sotto del santo, sia sotto le sembianze di leggiadra donzella; ai lati del santo sono presenti due angeli che portano in mano rispettivamente un libro, su cui arde una fiamma, e un bastone con un campanello; la fiamma rappresenta il fuoco da cui Sant’Antonio Abate ha virtù di difenderci, il bastone è il simbolo della vita da eremita condotta dal santo, il campanello rammenta con il suo squillo l’invito alla preghiera; nella scena il diavolo si esibisce al grido di “Tunzella Tunzella, vieténne vieténne”, invitando la Donzella a seguirlo nel suo regno; sembra che in passato la Donzella fosse impersonata da un femminiello, e ancora oggi si crede che la Donzella riceva un premio in denaro se riesce a non ridere alle provocazioni del diavolo. Personaggi: sei; portatori: quattordici; altezza: m. 5,80; peso: Kg. 490.

Immacolata Concezione: soggetto del Mistero è l’Immacolata Concezione della Vergine Maria che è rappresentata con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul capo (Apocalisse 12,1) ed è circondata da cinque angeli; i due ai suoi piedi sorreggono rispettivamente la sfera celeste e una croce, mentre quello sopra il suo capo è rappresentato nell’atto di incoronarla; la croce è il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, rappresentato dal serpente con la testa schiacciata (Genesi 3,15: esso ti schiaccerà la testa e tu lo assalirai al tallone). Personaggi: sei; portatori: quattordici; altezza: m. 5,80; peso: Kg. 455.

San Leonardo: San Leonardo ebbe somma carità verso i carcerati e faceva di tutto per redimerli dal vizio e dal peccato; molti di essi, innocenti, benché incatenati e sorvegliati da sentinelle, furono miracolosamente liberati dal santo e riportati alle loro case; per questo motivo San Leonardo è considerato il protettore dei carcerati, e sul Mistero è rappresentato mentre, circondato da tre angeli, soccorre due prigionieri guardati a vista da un alabardiere. Personaggi: sette; portatori: quattordici; altezza: m. 5,40; peso: Kg. 410.

San Rocco: abbandonate le nobili origini francesi, San Rocco partì pellegrino per l’Italia dove guarì numerosi appestati; durante il viaggio di ritorno in patria si ammalò e riuscì a sopravvivere grazie al cibo portatogli da un cane; arrestato con l’accusa di essere una spia, morì in carcere colpito dalla peste; il Mistero raffigura San Rocco che appare ad un appestato mostrandogli la propria piaga pestifera mentre un angelo sorregge il bordone (bastone da pellegrino) e un altro una tabella su cui è scritto Rochum invoca et sanus eris. Personaggi: quattro e un cagnolino; portatori: dodici; altezza: m. 4,80; peso: Kg. 340.

L’Assunta: Il Mistero raffigura l’Assunzione della Madonna; sulla base c’è la tomba scoperchiata custodita da un angelo (tradizionalmente noto come l’angelo della fossa), mentre altri quattro angeli circondano la Vergine che, assunta in cielo, viene accolta da Gesù. Personaggi: sette; portatori: sedici; altezza: m. 6,00; peso: Kg. 484.

San Michele: in questo Mistero è rappresentata la cacciata dal Paradiso di Lucifero e degli angeli ribelli ad opera di San Michele Arcangelo che, brandendo una spada, li spinge verso la bocca dell’Inferno (Apocalisse 12, 7). Personaggi: quattro; portatori: sedici; altezza: m. 5,10; peso: Kg. 510.

San Nicola: il Mistero raffigura un miracolo compiuto da San Nicola, protagonista un fanciullo di Bari rapito alla propria famiglia da corsari saraceni e venduto come servo al re di Babilonia; una sera, mentre il fanciullo stava servendo da bere al re, apparve San Nicola che lo prese per i capelli e lo riportò in patria sotto lo sguardo stupito degli astanti; l’angelo che accompagna il santo tiene in mano un libro con sopra tre sfere d’oro, in ricordo del vangelo donato a San Nicola dall’imperatore Costantino e delle doti miracolosamente procurate da San Nicola a tre giovani fanciulle. Personaggi: nove; portatori: diciotto; altezza: m. 5,30; peso: Kg. 644.

Santissimo Cuore di Gesù: costruito nel 1959 dai fabbri campobassani Tucci, il Mistero rappresenta l’amore del figlio di Dio per gli uomini, simboleggiato in alto da un cuore contenente le consonanti JHS (Jesus Hominum Salvator); completano la rappresentazione quattro angeli, di cui due sorreggono il cuore e gli altri si porgono i fiori che vanno a costituire lo stesso; il bastone fiorito in mano a San Giuseppe ricorda la tradizione dei vangeli apocrifi, secondo cui Giuseppe fu scelto come sposo di Maria dopo che il suo bastone fiorì miracolosamente. Personaggi: sei; portatori: venti; altezza: m. 5,60; peso: Kg. 586.

I Misteri in processione

L’organizzazione della processione impegna i volontari dell’Associazione Misteri e Tradizioni già nei mesi precedenti la festività del Corpus Domini. Bisogna infatti revisionare le macchine, sistemare i costumi dei figuranti, le divise dei portatori e, soprattutto, reclutare i figuranti fra quanti, bambini e adulti, desiderano partecipare alla più sentita tradizione campobassana. La scelta dei figuranti viene effettuata dal coordinatore dell’Associazione, principalmente in base alle caratteristiche fisiche e fisionomiche: requisito fondamentale per i bambini è la possibilità di stare comodi all’interno delle imbracature, mentre per gli adulti è la capacità di interpretare al meglio il ruolo assegnato. La formazione delle squadre dei portatori e la loro gestione nel corso della processione avvengono a discrezione di ogni singolo caposquadra, ciascuno secondo i propri criteri. I Misteri sono tredici; i personaggi che vi fanno parte sono settantasette, di cui cinquantacinque bambini da due a quattordici anni; due sono gli animali, il cane di San Rocco e l’agnello dell’Abramo. Ogni Mistero ha: una squadra di portatori che varia, secondo il peso del Mistero, da dodici a ventidue portatori; due addetti agli scanni; un caposquadra ed un vice. Complessivamente sono duecentocinquanta le persone preposte al trasporto. Le bande che suonano incessantemente la marcia del Mosè di Rossini sono cinque, per complessivi cento musicisti. L’apparato logistico è articolato con trenta componenti l’organizzazione, ventiquattro addetti alla vestizione, due sarte, due fabbri, due falegnami, un tappezziere ed un elettricista. Dodici sono addetti ai collegamenti radio, venti al primo soccorso con a disposizione tre ambulanze, sei all’antincendio.

La mattina del giorno del Corpus Domini, alle otto, nel cortile del museo che ospita i Misteri in mostra permanente, l’arcivescovo dell’arcidiocesi di Campobasso-Boiano celebra la messa alla presenza dei volontari dell’Associazione, dei figuranti con i loro genitori, dei portatori, e delle autorità. Terminata la funzione, i figuranti vanno ad animare le strutture in acciaio dei Misteri grazie alla preziosa opera dei vestitori (due per ogni Mistero), che si occupano di assicurare i figuranti alle imbracature e di curare i costumi e gli aspetti scenografici. La processione raggiunge il borgo di Campobasso scendendo per via Marconi, ma è da sotto l’arco della porta di Sant’Antonio Abate che si coglie l’essenza autentica dei Misteri, quando la dura salita esalta i portatori, che nella stretta via portano gli ingegni a sfiorare le mura e i balconi delle case, mentre la gente dalle finestre porge caramelle e dolciumi agli angeli.

Di tutti i personaggi dei Misteri, i Diavoli sono gli unici a non avere l’obbligo di restare immobili e, grazie al trucco e al costume, si rendono irriconoscibili. I Diavoli deridono il pubblico e lo minacciano, brandendo una coda di vacca, in particolare spaventano i bambini, mostrando la lingua. Durante la processione, alla ripartenza dopo una sosta, il caposquadra gridando “scannétt allért” (cavalletti allerta) invita gli addetti ai cavalletti a stare pronti e i portatori a posizionarsi. Poi, battendo tre volte il suo bastone sulla base del Mistero, dà il segnale affinché questo venga sollevato e riprenda il percorso (il termine “scannétt” sta ad indicare non solo il cavalletto che sorregge i Misteri ma anche colui che lo porta). Lo slargo di San Leonardo getta una luce violenta sulla processione: è da lì che uscendo dal borgo si raggiunge via Ferrari, o meglio via dei Ferrari, dove i fabbri realizzarono i Misteri. La strada corre in lieve discesa raggiungendo via Mazzini e la stazione ferroviaria, una sosta è d’obbligo davanti al carcere. Si riparte per Corso Bucci, il Corso Vittorio Emanuele e la parallela Viale Elena. Alle 13.30 i Misteri sono allineati sotto il balcone di Palazzo San Giorgio, dove il vescovo impartisce la benedizione. Ancora poche centinaia di metri, dei circa 4.000 dell’intero percorso, ed i Misteri tornano nella loro sede, per attendere il Corpus Domini dell’anno successivo.

Testo: L. e G. Teberino (tratto da Feste e Riti d’Italia)


Foto: R. Cavallaro (21 giugno 1973)
Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Storia di Montelongo

L’esistenza del centro è attestata per la prima volta nel 1181, in un atto di Papa Lucio III. Per un lungo periodo le uniche notizie disponibili si riferiscono al capitano di ventura Landolfo da Montelongo, che combatté al servizio del principe normanno Tancredi nella lotta contro gli svevi. Fu inclusa dal 1561 nella Capitanata e dal 1605 al 1806 seguì le stesse sorti del feudo di Montorio nei Frentani; nel 1807 fu assegnata al distretto (ora circondario) di Larino e quattro anni più tardi entrò a far parte della provincia di Molise, assegnata al governo di Santa Croce di Magliano. La chiesa parrocchiale di Santa Maria ad Nives rappresenta l’unico monumento di rilievo che conservi tracce di un passato in gran parte sconosciuto e privo di episodi di valore storico oggettivo. Ha conosciuto fasi alterne nell’evoluzione demografica fino all’inizio del secolo: l’affermarsi di un marcato e costante decremento risale al 1911, anno in cui contava 1534 abitanti.  

Montelongo Ã¨ un comune italiano di 335 abitanti[1] della provincia di Campobasso in Molise. È un piccolo centro agricolo situato sulle prime alture che guardano verso il mare Adriatico. Anticamente il suo territorio apparteneva a quella parte di Sannio popolato dai Frentani che aveva nell’antica “LADINOD” (pronuncia Larinor, ossia l’attuale Larino) la propria capitale. Da resti che affiorano, occasionalmente durante i lavori agricoli, si può ipotizzare quasi con certezza la presenza, nella contrada detta “Saccione”, di una importante villa rustica di epoca Romana.

e prime notizie del territorio di Montelongo, tratte da fonti documentarie scritte, risalgono all’alto medioevo. Nel luogo dove oggi si trova la Fontana di S.Maria sorgeva la grangia benedettina di S. Maria delle Rose.

Nell’XI e XII gli ultimi conti longobardi di Larino ed i normanni della contea di Loritello (attuale Rotello), insieme ai Vescovi favorirono l’inurbamento delle popolazioni contadine. Le numerose celle benedettine vengono soppresse, mentre nei centri urbani vengono istituite le parrocchie. I Normanni estendono e perfezionano il sistema feudale e così Montelongo diviene feudo di un milite. Abbiamo ormai il Castro di Montelongo, cioè un piccolo centro urbano che ha raccolto le popolazioni prima sparse per le campagne, ma che continuano a vivere secondo i loro costumi, come i bizantini (culto religioso greco-ortodosso) che formano il loro “quarto” cioè un quartiere a ridosso del centro abitato.

Dal XIII al XVII secolo, intorno al nucleo originale circondato da mura (l’attuale “Terra”), si estendono nuovi quartieri. I greci hanno il loro “quarto” (l’attuale “Costa”). Lo sviluppo demografico spinge i latini fuori dalle mura, si formano nuovi quartieri sotto le mura, ed un altro, alla fine del Seicento, intorno alla cappella di San Rocco (l’attuale “Croce”).

Nel 1700 la fisionomia urbana di Montelongo è definita ed è completata dalla divisione in tre parti (contrade): la Terra, la Costa e la Croce. Queste contrade, per vari secoli, sono in conflitto tra loro, principalmente per il fatto che i loro abitanti sono di diversa origine etnica (latini – bizantini â€“ spagnoli – schiavoni).

Fra il 1800 e il 1900, lungo l’attuale strada provinciale si sono sviluppate altre due contrade: Fontanelle e Via Roma. Le cinque contrade costituitesi in periodi storici diversi rispolverano tutto il loro orgoglio nel giorno del Palio e cioè il 16 di agosto.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

S. Maria ad Nives[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Maria ad Nives, risale quasi certamente all’alto medioevo, epoca in cui si diffuse il culto della Madonna, lungo le rive del Biferno e del Saccione. La troviamo menzionata nelle bolle del XII secolo e nelle tassazioni papali del XIV secolo. La chiesa, oltre agli altari di giuspatronato del Barone, aveva anche alcuni di famiglie che erano assurte a posizione economica di rilievo (nel corso del Cinquecento): Chiaro, Molinicchio, de Lallo e de Sciarra. La Chiesa fu restaurata nel 1734.

San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

L’altra chiesa, dedicata a San Rocco fu probabilmente edificata dagli schiavoni, nell’epoca in cui si stabilirono fuori le mura di Montelongo ed edificarono il loro quarto (Seconda metà del Cinquecento).

Nel XVII secolo il quartiere si ingrandì per l’immissione di genti latine e la Chiesa venne restaurata ed ampliata.

Santa Maria di Saccione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie del territorio di Montelongo, tratte da fonti documentarie scritte, risalgono all’alto Medioevo. Nel luogo dove oggi si trova la “fontana di S. Maria”, sorgeva la grancia benedettina di “S. Maria delle rose”. Le ultime notizie della cappella di S. Maria delle rose a Saccione risalgono alla Visita Pastorale del 1615, quando venne trovata: “senza porta, con l’altare denudato e privo di quadri, col tetto e pavimento che hanno bisogno di urgenti riparazioni”.

A Montelongo oltre allo “Spedale per il servizio dè poveri e de’ Pellegrini”, vi erano tre Monti frumentari, amministrati dalle rispettive Confraternite: del Corpo di Cristo, del Rosario e di San Rocco. Nell’anno mariano 1954, in onore della Madonna del fiore è stata realizzata una cappellina in c.da “Ala Pagliaro” nota della fiaccolata il 14/08. Fra i secoli VI e X i monaci cassinesi fondarono, sul territorio della frentania larinate, numerosi monasteri, disboscarono e misero a coltura ampi appezzamenti di terreno. La loro attività garantiva la presenza di coloni latini e di famiglie longobarde e bizantine, che si stabilirono nelle campagne e fondarono alcuni casali rurali. Nel territorio di Montelongo vi erano i casali di “Femmina morta” (l’attuale Caracciolo), di Ceppito” (ai confini con l’agro di Rotello), di “S. Maria di Staccione”, di “Civitella” e quello di “Montelongo”

Festa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Le tradizioni e feste popolari – oltre al paesaggio e alla natura – costituiscono l’attrazione principale di Montelongo. La manifestazione più importante è il Palio delle Contrade, “Corsa dei cavalli”, legato alla festa patronale di S.Rocco, che ricorre il 16 di agosto.

Festa di S. Antonio[modifica | modifica wikitesto]

La festa di S.Antonio si svolge con allestimento di un carro addobbato di fiori che segue la processione trainato da due vacche. Inoltre vengono allestiti fuochi che si accendono per tredici sere nelle varie contrade del paese.

Altre festività sono: la festa in onore di San Giuseppe con allestimento da parte di alcune famiglie della tavola con tredici piatti e la distribuzione del pane di San Giuseppe; la festa di San Michele e la festa in onore dell’immacolata che si svolge l’8 dicembre e ha di caratteristico la distribuzione delle pagnottelle che avviene nelle ore che precedono l’alba