Montefalcone Del Sannio La Farchia (24 dicembre)

La sera della vigilia di Natale, Montefalcone nel Sannio è rischiarata dalle farchie, enormi torce ardenti formati da diversi legnami, tagliati a lunghe listelle, le cosiddette passateór?, inserite su un treppiede che ne permette la posizione verticale.  Esse vengono assortite, quattro o cinque giorni prima della festa, da adulti, giovani e ragazzi del paese che, dopo aver preparato un treppiedi di legno, adoperando liste di legna di quercia, frassino, cerro e acero, spacccate o tonde e, più o meno dello stesso spessore, cominciano a costruire la farchia. Il suo diametro, che alla base è di circa trenta centimetri, viene accresciuto leggermente all’aumentare dell’altezza. È legata con fili di ferro e ha forma rotonda. Completata la grande torcia, si preparano degli assi di legno di circa due metri che servono per trasportarla.Innanzi la chiesa di Santa Maria delle Grazie, iniziano i preparativi per l’accensione del fuoco di Natale e delle farchie. Le farchie, ordinate in una sorta di processione, dalle più piccole, portate dai bambini, alle più grandi, iniziano a sfilare. L’altezza dei torcioni, oscilla dai due ai dodici metri, mentre il peso si aggira dai trenta, quaranta chili, ai cinque, sei quintali. Le più grandi sono trasportate da una ventina di uomini che, con tutte e due le braccia all’altezza della cinta, reggono, in coppia, gli assi su cui è adagiata la farchia. Naturalmente la parte che brucia rimane alla fine, dietro il gruppo di portatori. Durante il percorso si effettuano alcune soste e le grandi torce vengono poggiate su appositi cavalletti di legno. Il corteo si incunea fra le vie del paese e al suono di organetti, fisarmoniche, chitarre, tamburelli e tamburi, tutti intonano il canto della farchia. Ai piedi dell’ultimo tratto di percorso, quando si è ormai in prossimità di piazza del Popolo, il suono della campana grande della chiesa madre di San Silvestro 1° papa, accompagna l’arrivo delle farchie. Depositate le torce, ognuna sulla propria forca di legno, i gruppi eseguono ancora una volta il canto, che trattiene il tempo e si innalza come una preghiera di ringraziamento che unisce bambini, giovani ed anziani. Qui, si offrono a tutti, l? facènn? cioè l? scurpèll? e l? calcìun?: dolci gustosi con un ripieno di noci, pasta di ceci e uvetta.