Capracotta La Pezzata (prima domenica di agosto)

l vivido legame tra Capracotta e la sua tradizione pastorale rivive nella “Pezzata”, sagra dell’agnello alla brace e della pecora bollita con erbe aromatiche, attualmente una delle più importanti manifestazioni che animano l’estate molisana e che si tiene annualmente la prima domenica di agosto nella splendida cornice del pianoro di Prato Gentile richiamando migliaia di persone anche dalle regioni limitrofe.

In tale occasione, è possibile trascorrere una piacevole giornata di relax a stretto contatto con la natura, ricevendo una ottima accoglienza da parte della Pro Loco di Capracotta, che si adopera al massimo per garantire un servizio di qualità. Non è un caso, infatti, che sia stata denominata giornata dell’ospitalità. A ricordo della festa, ai visitatori rimane un simpatico souvenir costituito da una forchetta di legno, una ciotola ed un bicchiere di terracotta.

Questa tipica pietanza locale, si distingue per la semplicità e facile reperibilità degli ingredienti indispensabili alla sua preparazione, abilmente dosati da mani esperte per esaltarne il sapore e conservarne il gusto secondo l’antica ricetta dei nostri pastori.

All’inizio degli anni ’60 l’Amministrazione Comunale di Capracotta pensò di organizzare una sagra che potesse far conoscere a tutto il Molise ed anche oltre, un piatto tipico capracottese la cui ricetta rispecchiava le radici e le origini di quel popolo di pastori. Nacque così la sagra della Pezzata che, sebbene con qualche interruzione, ha superato ormai le 40 edizioni.

L’origine di questa pietanza risale ai giorni in cui la transumanza tra le montagne dell’Alto Molise ed il tavoliere delle Puglie era pratica comune. Accadeva talvolta che nel guadare un fiume o nell’attraversare un punto più impervio, qualche animale si azzoppasse e non fosse più in grado di proseguire il viaggio. Diventava irrimediabilmente allora la cena dei pastori che potevano cucinarlo, dopo averlo “depezzato”, con le poche cose disponibili ad una carovana in viaggio

Confermando la regola che vuole le cose semplici essere le più gustose, la Pezzata, da piatto d’emergenza dei pastori è diventata una prelibatezza da buongustai. Ingrediente fondamentale è ovviamente la carne di pecora che acquista il suo gusto particolare grazie ai pascoli d’altura dove gli animali rassodano i loro muscoli (che diventeranno carne) brucando per chilometri nei prati montani quantitativamente meno ricchi dei corrispondenti di pianura ma qualitativamente molto più nutrienti. La carne viene cotta in grandi paioli riempiti d’acqua. La prima operazione da compiere è la “schiumatura”, ovvero l’eliminazione del grasso in eccesso venuto a galla a seguito della cottura, dopidichè, oltre al sale, si aggiunge qualche patata (anche con la buccia) che continua ad assorbire il grasso rilasciato durante la lunga cottura (almeno 4 ore) e qualche pomodoro per dare colore al brodo senza renderlo, però, troppo rosso. Questa è la ricetta base. Variazioni sul tema contemplano l’aggiunta di altri odori come sedano, carote, cipolle e un pizzico di peperoncino.

Foto e video di Montelongo CB

FOTO E VIDEO DI MONTELONGO(CB)MOLISE

Fiera del tartufo nero San Pietro Avellana

a San Pietro Avellana in provincia di Isernia, si terrà la 30° Edizione della Fiera del tartufo Nero, che identifica una delle più pregiate risorse gastronomiche molisane e impreziosisce di gusto le tavole di tutta Italia.

Selezionati espositori di tartufo nero pregiato imbandiranno di profumi e sapori gli stand di San Pietro Avellana, che come terra di tartufo di qualità, è punto di riferimento per tutto il centro-sud italiano.

Per la storica manifestazione gli espositori saranno più numerosi e durante le due giornate si potranno assaporare prodotti tipici al tartufo e altre produzioni artigianali.

Inoltre, ci saranno nuovi eventi collaterali che coinvolgeranno direttamente i visitatori in esperienze nella natura, visite guidate, degustazioni.

A pranzo e cena si potranno provare menu prelibati a base del rinomato fungo molisano ed ogni sera non mancheranno concerti e musica.

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Termoli Palio di San Timoteo

Il Santo Patrono di Termoli (Campobasso) torna il Palio di San Timoteo con quatto rioni partecipanti, rievocazioni e giochi medievali. Un torneo medievale che si terrà il 4 e il 5 maggio  presso il borgo antico di Termoli, precisamente piazza Duomo, e vedrà gareggiare le associazioni locali come rappresentanti dei quattro Rioni del Borgo. L’intento della manifestazione è tornare al XIII secolo e rendere omaggio al santo compatrono, le cui reliquie sono custodite dall’anno 1239, quando il vescovo Stefano le ha nascoste nella cripta della Cattedrale. Al rione vincitore l’onore di portare il Palio del Santo in processione.

Presepe vivente Montenero Di Bisaccia

Splendido lo scenario naturale nelle grotte arenarie tra corsi d’acqua, cascate, laghi artificiali e tanti animali per la gioia dei più piccoli.

 Il visitatore viene rapito dalla suggestione del luogo fuori dal centro abitato in un percorso obbligato di circa un chilometro illuminato da tante torce e immerso nel verde naturale.

 Oltre 200 tra figuranti e organizzatori daranno vita a uno spettacolo prestigioso di fama nazionale, una trentina le scene a cui si darà vita, per una riproduzione fedele e toccante della natività.

 Si parte dalla grotta dei Censori, le Terme, Erode e la sua corte, i romani a cavallo,i pescatori, continuando con i mestieri più antichi, per finire alla grotta della Natività dove tutto ebbe inizio.

 All’interno del percorso vi saranno delle degustazioni eno-gastronomiche di prodotti locali di elevata specialità, musica tradizionale natalizia e possibilità all’uscita di ristoro presso gli stand di prodotti tipici.

Festa dell’Uva (seconda domenica di settembre)Riccia cb Molise

La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festività della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: ‘a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d’arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltà rurale di un tempo e non più in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalità del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei più giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralità. Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto

Frosolone Sagra del baccala’e peperuol, sfilata dei carri

La tradizionale sfilata dei Carri allegorici, seguita dalla sagra “d’ru’ baccalà e d’r’p’peruol”, con la quale i frosolonesi, gente di orgogliosa origine montanara vocata alle scienze del sapere, alle produzioni artistiche e di qualità, agli scambi commerciali, risiedendo in un angolo suggestivo della Regione Molise, fulcro di antichi snodi viari, ci riporta al tempo in cui una miriade di pellegrini solevano recarsi alla chiesa di San Rocco, abilitata a concedere le indulgenze, per ottenere, dopo l’officiazione della Santa Messa ed aver effettuato “le passate” intorno alla trecentesca croce in pietra, la purificazione da ogni peccato, continua ad esaltare, anche sotto il profilo ludico e goliardico l’antico motto Benedettino, ancor oggi rinvenibile sui monti di Frosolone, “Siste et bibe, viator” (fermati e rifocillati viandante), si celebra il primo di agosto di ogni anno.

SAGRA BACCALÀ E PEPERONI

E come buona tradizione vuole, in un’area montana come la nostra, in un contesto che spazia dal sacro al goliardico non poteva mancare una nota culinaria rappresentata da una ricetta che non trova eguali per semplicità di contenuti ed armonia di accostamenti.La ricetta, elaborata con prodotti di stagione (peperoni) e ciò che meno ha attinenza con una località di montagna (baccalà), ha la prerogativa di essere una pietanza popolare dall’armonioso sapore e dalla fragranza di contenuto.

“Baccalà e peperuol” sono sapientemente fritti da cuoche esperte. Il baccalà viene preparato in una pastella che ha il suo segreto di preparazione in una tradizione antica quanto la manifestazione stessa ed i peperoni vengono saltati in padella con maestria unica da chi impiega solo olio extra vergine d’oliva. Un piatto popolare che godeva del connubio fra la nobiltà di una pietanza che proveniva da luoghi lontani e, quindi, prelibata e ricercata nei contenuti e la semplicità dei peperoni, cibo del popolo e dei nobili.E così viene oggi riproposto per la degustazione in piazza la sera del Primo Agosto.

Festa di San Rocco 2021 Montelongo CB foto e video

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Portocannone La carrese (Lunedì successivo alla pentecoste)

La “corsa dei carri” è l’evento più atteso tra tutte le tradizionali manifestazioni che si svolgono a Portocannone, capace di scatenare il coinvolgimento emotivo di tutta la popolazione, di tutti gli abitanti degli altri paesi arbëreshë limitrofi e di tutti coloro che sono emigrati e che tornano ogni anno, puntualmente, il lunedì di Pentecoste per poter rivivere l’emozione che questa manifestazione trasmette. È un rituale in cui si mescolano religione e folklore, memoria e celebrazione del passato che è annualmente rievocato con intensa partecipazione da parte dell’intera comunità.

In base al racconto tradizionale, si narra che giunti sulle coste dell’Adriatico e trovatisi di fronte una terra incontaminata e ricoperta di vegetazione, gli arbëreshë – non sapendo dove stanziarsi data la vastità del territorio – decisero di far decretare tale scelta ad una coppia di buoi aggiogati, che trascinavano un carro sul quale fu posta l’effigie della Beata Vergine di Costantinopoli. Il carro risalendo il bosco di Ramitelli, raggiunse l’attuale sito ove fu definitivamente fondato Portocannone e ove è tuttora depositato il quadro di Maria SS. di Costantinopoli che, per questo, è sia oggetto di venerazione per tutti i fedeli del paese, sia l’ambìto trofeo della “corsa dei carri” che si svolge ogni anno nel paese a ricordo della venuta in Italia.

Questo evento comincia già la sera prima: la domenica di Pentecoste, i sostenitori di ogni singola fazione in gara si esibiscono separatamente in uno spettacolo pirotecnico nella piazza centrale, al fine di dare inizio ufficiale alla manifestazione. Comincia ad esibirsi il carro vincitore nell’anno precedente e, in successione, seguono le altre fazioni. La manifestazione dei fuochi artificiali di ogni carro si conclude con l’accensione di una lunga “catena di polvere pirica” (di circa 100, 150 metri) distesa a terra ad una distanza di circa 20 metri dall’entrata del borgo Costantinopoli che, una volta accesa all’estremità opposta, viene trascinata a mani nude dal “cateniere” (cavaliere posto a guida dei buoi durante la gara del giorno successivo), fin sotto l’arco di accesso al borgo antico, dove avviene l’esplosione del botto finale. Il compito che il “cateniere” assolve durante la competizione è simulato, in questa occasione, dall’azione che egli compie nel trascinare, nel guidare la “catena di polvere pirica” – come i buoi il giorno della gara – oltre l’arco del borgo Costantinopoli e, affinché questo spettacolo sia benaugurante per l’evento vero e proprio del giorno successivo, è fondamentale che la lunga “catena” di fuochi non si spezzi durante il suo scoppio e trascinamento.

Alla gara prendono parte tre “partiti”: i “Giovani” simboleggiati dai colori bianco e celeste, i “Giovanotti” con i colori giallo e rosso e, dal 2008, i “Xhuvëntjelvet” di colore arancione. Tra il 1973 e il 1990, partecipò alla gara anche un altro carro, denominato “Skanderbeg”, i cui colori erano il verde e il nero, ma che negli anni successivi non ebbe più la possibilità di gareggiare per mancanza di risorse economiche e per disaccordi nati in seno al gruppo.

La “corsa dei carri” è regolamentata da uno statuto, redatto e sottoscritto dai responsabili dei “partiti” e dalle autorità comunali. Lo statuto in vigore fino all’anno 1999 prevedeva che il percorso della gara fosse di circa 2,9 km. e che alla competizione dovessero partecipare dei carri trainati da due coppie di buoi, ma in seguito al verificarsi di incidenti pericolosi per la vita di coloro che fanno parte del servizio d’ordine e di supporto tecnico dei carri in gara e dopo vari disaccordi tra i sostenitori delle tifoserie opposte, si è preferito modificare nel 2000 l’antica normativa.

Oggi il percorso della gara è di circa 3,8 km. e il numero di buoi aggiogati è sceso da quattro a due; inoltre, è stato modificato anche il regolamento relativo all’ordine di partenza dei carri: mentre il vecchio statuto prevedeva che si mantenesse l’ordine di arrivo dell’anno precedente, quello odierno stabilisce che l’ordine di partenza dei carri sia decretato di anno in anno tramite un sorteggio che avviene poche ore prima dell’inizio della manifestazione, alla presenza dei rappresentanti di ogni “partito” e della giuria di gara.

La vera e propria “corsa” ha inizio nelle prime ore del pomeriggio, quando i tre carri (i “Giovani”, i “Giovanotti” e i “Xhuvëntjelvet”) e la folta schiera di cavalieri a loro seguito si avviano verso la chiesa dei SS. apostoli Pietro e Paolo, ove li attende il sacerdote per la benedizione affinché la Madonna di Costantinopoli protegga animali ed esseri umani durante tutta la competizione.

I carri si avviano poi verso la partenza, situata nel Vallone delle Canne. Durante questo tragitto, le tre formazioni sono accompagnate dai cavalieri e dagli addetti al servizio d’ordine e di supporto tecnico, indispensabili al momento della partenza perché devono “girare il carro”; infatti, è necessario invertire il senso di marcia per poter ritornare in paese e tagliare il traguardo. È indispensabile una rotazione su sé stessi di 180°, per cui è evidente che occorra anche molta forza fisica per poter sollevare il carro di legno con su i tre “carristi” (persone che dall’interno del carro pungolano i buoi durante la corsa) e per farlo roteare su sé stesso, dato che la sua struttura non permette manovre agevoli.

Tra i tre carri vi è una distanza di sicurezza di m. 25 che permette di svolgere questi movimenti in tutta libertà, senza intralciare la squadra avversaria. Una volta sulla linea di partenza, la giuria capeggiata dal sindaco del paese controlla che queste operazioni avvengano nel rispetto delle norme dello statuto, poi quando tutti sono ai loro posti, il sindaco dà la partenza gridando “girate”, seguito da un colpo di pistola. Nel giro di pochi secondi, i carri vengono ruotati su loro stessi; i buoi sono lanciati a forte velocità sotto lo stimolo dei lunghi pungoli impugnati dai cavalieri, i quali hanno il compito di disporsi a semicerchio intorno al carro sia per spronare continuamente gli animali sia per spingere il carro da dietro, in modo da aiutare i buoi nel traino della struttura di legno e ferro – appesantita anche dalla presenza dei tre “carristi” – lungo tutto il tragitto.

Durante la gara è possibile che si effettuino dei sorpassi se il carro che è in ultima posizione ha dei buoi più allenati e più veloci e se la corsia di sorpasso (costruita parallelamente al percorso asfaltato della gara) si trova in una posizione strategica rispetto al normale tracciato di percorrenza. Naturalmente, ha più probabilità di vincere la squadra che ha la coppia di buoi migliore e più prestante atleticamente: queste caratteristiche si evidenziano già durante i quattro mesi di allenamento, precedenti la gara. Ogni “partito” organizza, separatamente dall’altro, almeno una volta a settimana una corsa che vale da allenamento, in cui tutto avviene esattamente come durante la vera e propria gara: i buoi vengono lasciati a digiuno ventiquattro ore prima, vengono sottoposti a massaggi e controlli medici che attestino il loro perfetto stato di salute (questo avviene anche durante tutto l’anno), vengono ferrati e puliti; i cavalieri hanno il compito di provvedere personalmente al benessere e alla forma fisica del proprio cavallo e, infine, i responsabili del “partito” (compresi i “carristi”) si riuniscono per elaborare una strategia di gara che viene anch’essa provata durante i quattro mesi di preparazione.

Naturalmente, questa competizione comporta un forte dispendio di risorse non solo fisiche (da parte di coloro che vi prendono attivamente parte), ma anche economiche perché la quantità di denaro che occorre per sostenere tutte le spese necessarie all’acquisto e al mantenimento di tutti gli animali è a completo carico dei sostenitori dei tre “partiti”. L’intera popolazione finanzia direttamente e per tutto l’anno la squadra per cui tifa: è per questo che il coinvolgimento è sentito sotto tutti i punti di vista. Ogni famiglia di Portocannone sostiene da sempre lo stesso carro ed è così che si è conservata e tramandata questa appartenenza all’uno o all’altro gruppo, trasmettendola di padre in figlio, di generazione in generazione.

Al momento dell’arrivo sotto l’arco del borgo Costantinopoli, dinanzi alla chiesa, i partecipanti alla gara (cavalieri e “carristi”) si stringono la mano e i vincitori ricevono le congratulazioni da parte degli sconfitti. I festeggiamenti cominciano subito con l’intonazione dell’inno di vittoria – la canzone del Piave – suonato dal complesso bandistico che seguirà il corteo in festa lungo le strade del paese, sfilando davanti alle abitazioni di tutti i sostenitori del gruppo vincitore, in cui vengono offerte a tutti deliziose vivande, dolci e bevande.

Il giorno successivo, in occasione dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine di Costantinopoli, i carri vengono addobbati a festa e prendono parte alla processione religiosa della statua della Madonna lungo le vie del paese; in questa occasione, al carro vincitore della competizione spetta il merito di portare con s̩ in processione la riproduzione del dipinto della Vergine di Costantinopoli, patrona di Portocannone in onore della quale Рstando al racconto tradizionale Рviene svolta la competizione, come ringraziamento per aver portato in salvo i profughi albanesi giunti da oltremare nel XV secolo.

Il folklore e le Feste nel Molise

Nel Molise sono le feste ad alimentare e riproporre la cultura della tradizione. Alcune di esse sono da considerarsi uniche.
La “corsa dei carri” a cavallo tra aprile e maggio a San Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone, la Carrese si San Pardo alla fine di maggio a Larino, i Misteri del Corpus Domini a Campobasso, le Traglie di Jelsi il 26 luglio nel giorno di Sant’Anna, il Rodeo Pentro di Montenero Valcocchiara a Ferragosto e, alla vigilia di Natale, “A Ndocciata” di Agnone che, lo scorso anno, ha illuminato con i suoi fuochi Piazza San Pietro. Si sa che il Papa ha un debole per la nobile cittadina, patria di un artigianato fatto di rame, bronzo e oro; di saporite trecce, di squisiti confetti ed ostie delicatissime che chiudono uno strato di miele e mandorle.

LE TRAGLIE DI JELSI

Questa manifestazione ha luogo il 26 luglio nel giorno di Sant’Anna. Ielsi è la città del grano ed è il grano il simbolo di questa festa particolare e suggestiva con le Traglie, carri senza ruote tirati in processione da coppie di buoi, a rappresentare momenti di vita dei campi. L’ultimo è il carro di Sant’Anna. Ai crocicchi delle strade covoni “manuocchi” ammonticchiati e lungo la strada del paese tracce di grano ad addobbare le case. Tutto il grano delle Traglie viene trebbiato alla fine della processione sull’aia di Sant’Anna alla periferia del paese.

LE CORSE DEI CARRI

Richiamano il fascino, l’emozione, la passione del Palio di Siena. A trainare i carri pitturati con i colori dei rispettivi “partiti” sono i buoi (una coppia a San Martino e Ururi, due coppie a Portocannone), mentre i cavalli affiancano i carri nella corsa con i cavalieri che hanno il compito di guidare, spingere i carri e stimolare i buoi. Al partito vincitore spetta l’onore di portare in processione il busto argenteo di San Leo a San Martino, la Sacra Reliquia (un pezzo del legno della croce di Cristo) a Ururi, e la statua della Madonna di Costantinopoli a Portocannone. L’altro premio è che l’anno successivo i vincitori partiranno in posizione avvantaggiata. A San Martino in Pensilis la corsa ha luogo il 30 aprile (San Leo). A Ururi la corsa si svolge il 3 maggio (SS. Legno della Croce). A Portocannone, infine, la corsa ha luogo il lunedì di Pentecoste. A guidare il carro ci pensa il cateniere.

LA CARRESE DI SAN PARDO A LARINO

Ha luogo il 25, 26 e 27 maggio. Cento carri e più trainati dai buoi, addobbati con fiori di carta, drappi, coperte ricamate, banderuole, sfilano per tre giorni nelle vie del centro medievale. Una vera e propria parata di colori accompagnata dallo scampanellio prodotto dal procedere lento degli animali e dalla “Carrese”, un canto dai toni alti adatto a pochi. Carri che secondo la struttura possono essere aperti (trionfanti) o chiusi (la cupola). Ordinati secondo una numerazione progressiva, con quelli più antichi che portano il numero più basso e risalenti a centinaia d’anni fa, in mano alla stessa famiglia.

I MISTERI DI CAMPOBASSO

Nel giorno del Corpus Domini, a giugno, tredici quadri viventi girano per le vie della città portati a spalla da un minimo di tredici persone al suono di bande musicali. I figuranti, fissati alle “macchine” ideate da un artista del ‘700, Di Zinno, sono tutti giovanissimi ed i quadri rappresentano: Sant’Isidoro, il santo contadino; San Crispino, il santo calzolaio; San Gennaro; Abramo; Maria Maddalena; Sant’Antonio Abate; l’Immacolata; San Leonardo; San Rocco; l’Assunta; San Michele; San Nicola e il SS. Cuore di Gesù.

RODEO PENTRO DI MONTENERO VALCOCCHIARA

Si svolge il 15 agosto. Il località Pantano, dove i cavalli vivono allo stato brado, gli allevatori locali danno prova di abilità resistendo sul dorso dei cavalli e cercando di domarli. Diventa naturale pensare al “buttero” maremmano ed al cowboy americano: cambiano l’atmosfera ed il paesaggio che qui è davvero unico.

A ‘NDOCCIATA AD AGNONE

Ha luogo la sera del 24 dicembre. Le “Ndocce”, fiaccole di 4 e 8 metri di altezza fatte con rami di abete, vengono portate accese lungo la via principale della città. Uomini di nove borgate sfilano, rappresentando scene di vita agreste e dimostrando la propria capacità di fuoco. Un vero e proprio fiume di fuoco che scende dalla parte alta della “città delle campane”, illuminando la notte che sta per annunciare la nascita del Signore. Sono queste le feste uniche che altrove non si possono vivere. Feste legate alla transumanza, all’attività agricola, alla stagione, alla fede. Legate l’una all’altra da tante altre antiche feste che forse non esistono altrove, come “la Tavola di San Giuseppe” a marzo: in particolare la sera del 18 con la distribuzione della “Pezzente” (povero con le pezze), che il nome del piatto di legumi misti conditi con semplice olio di oliva che si prepara a San Giuseppe per il pranzo che una volta si offriva ai poveri del paese. In realtà questa Tavola, con le sue tredici pietanze, è una vera e propria dimostrazione della ricchezza e della bontà della cucina “povera” molisana.

Tratto da “Città e paesi del Molise