Portocannone La carrese (Lunedì successivo alla pentecoste)

La “corsa dei carri” è l’evento più atteso tra tutte le tradizionali manifestazioni che si svolgono a Portocannone, capace di scatenare il coinvolgimento emotivo di tutta la popolazione, di tutti gli abitanti degli altri paesi arbëreshë limitrofi e di tutti coloro che sono emigrati e che tornano ogni anno, puntualmente, il lunedì di Pentecoste per poter rivivere l’emozione che questa manifestazione trasmette. È un rituale in cui si mescolano religione e folklore, memoria e celebrazione del passato che è annualmente rievocato con intensa partecipazione da parte dell’intera comunità.

In base al racconto tradizionale, si narra che giunti sulle coste dell’Adriatico e trovatisi di fronte una terra incontaminata e ricoperta di vegetazione, gli arbëreshë – non sapendo dove stanziarsi data la vastità del territorio – decisero di far decretare tale scelta ad una coppia di buoi aggiogati, che trascinavano un carro sul quale fu posta l’effigie della Beata Vergine di Costantinopoli. Il carro risalendo il bosco di Ramitelli, raggiunse l’attuale sito ove fu definitivamente fondato Portocannone e ove è tuttora depositato il quadro di Maria SS. di Costantinopoli che, per questo, è sia oggetto di venerazione per tutti i fedeli del paese, sia l’ambìto trofeo della “corsa dei carri” che si svolge ogni anno nel paese a ricordo della venuta in Italia.

Questo evento comincia già la sera prima: la domenica di Pentecoste, i sostenitori di ogni singola fazione in gara si esibiscono separatamente in uno spettacolo pirotecnico nella piazza centrale, al fine di dare inizio ufficiale alla manifestazione. Comincia ad esibirsi il carro vincitore nell’anno precedente e, in successione, seguono le altre fazioni. La manifestazione dei fuochi artificiali di ogni carro si conclude con l’accensione di una lunga “catena di polvere pirica” (di circa 100, 150 metri) distesa a terra ad una distanza di circa 20 metri dall’entrata del borgo Costantinopoli che, una volta accesa all’estremità opposta, viene trascinata a mani nude dal “cateniere” (cavaliere posto a guida dei buoi durante la gara del giorno successivo), fin sotto l’arco di accesso al borgo antico, dove avviene l’esplosione del botto finale. Il compito che il “cateniere” assolve durante la competizione è simulato, in questa occasione, dall’azione che egli compie nel trascinare, nel guidare la “catena di polvere pirica” – come i buoi il giorno della gara – oltre l’arco del borgo Costantinopoli e, affinché questo spettacolo sia benaugurante per l’evento vero e proprio del giorno successivo, è fondamentale che la lunga “catena” di fuochi non si spezzi durante il suo scoppio e trascinamento.

Alla gara prendono parte tre “partiti”: i “Giovani” simboleggiati dai colori bianco e celeste, i “Giovanotti” con i colori giallo e rosso e, dal 2008, i “Xhuvëntjelvet” di colore arancione. Tra il 1973 e il 1990, partecipò alla gara anche un altro carro, denominato “Skanderbeg”, i cui colori erano il verde e il nero, ma che negli anni successivi non ebbe più la possibilità di gareggiare per mancanza di risorse economiche e per disaccordi nati in seno al gruppo.

La “corsa dei carri” è regolamentata da uno statuto, redatto e sottoscritto dai responsabili dei “partiti” e dalle autorità comunali. Lo statuto in vigore fino all’anno 1999 prevedeva che il percorso della gara fosse di circa 2,9 km. e che alla competizione dovessero partecipare dei carri trainati da due coppie di buoi, ma in seguito al verificarsi di incidenti pericolosi per la vita di coloro che fanno parte del servizio d’ordine e di supporto tecnico dei carri in gara e dopo vari disaccordi tra i sostenitori delle tifoserie opposte, si è preferito modificare nel 2000 l’antica normativa.

Oggi il percorso della gara è di circa 3,8 km. e il numero di buoi aggiogati è sceso da quattro a due; inoltre, è stato modificato anche il regolamento relativo all’ordine di partenza dei carri: mentre il vecchio statuto prevedeva che si mantenesse l’ordine di arrivo dell’anno precedente, quello odierno stabilisce che l’ordine di partenza dei carri sia decretato di anno in anno tramite un sorteggio che avviene poche ore prima dell’inizio della manifestazione, alla presenza dei rappresentanti di ogni “partito” e della giuria di gara.

La vera e propria “corsa” ha inizio nelle prime ore del pomeriggio, quando i tre carri (i “Giovani”, i “Giovanotti” e i “Xhuvëntjelvet”) e la folta schiera di cavalieri a loro seguito si avviano verso la chiesa dei SS. apostoli Pietro e Paolo, ove li attende il sacerdote per la benedizione affinché la Madonna di Costantinopoli protegga animali ed esseri umani durante tutta la competizione.

I carri si avviano poi verso la partenza, situata nel Vallone delle Canne. Durante questo tragitto, le tre formazioni sono accompagnate dai cavalieri e dagli addetti al servizio d’ordine e di supporto tecnico, indispensabili al momento della partenza perché devono “girare il carro”; infatti, è necessario invertire il senso di marcia per poter ritornare in paese e tagliare il traguardo. È indispensabile una rotazione su sé stessi di 180°, per cui è evidente che occorra anche molta forza fisica per poter sollevare il carro di legno con su i tre “carristi” (persone che dall’interno del carro pungolano i buoi durante la corsa) e per farlo roteare su sé stesso, dato che la sua struttura non permette manovre agevoli.

Tra i tre carri vi è una distanza di sicurezza di m. 25 che permette di svolgere questi movimenti in tutta libertà, senza intralciare la squadra avversaria. Una volta sulla linea di partenza, la giuria capeggiata dal sindaco del paese controlla che queste operazioni avvengano nel rispetto delle norme dello statuto, poi quando tutti sono ai loro posti, il sindaco dà la partenza gridando “girate”, seguito da un colpo di pistola. Nel giro di pochi secondi, i carri vengono ruotati su loro stessi; i buoi sono lanciati a forte velocità sotto lo stimolo dei lunghi pungoli impugnati dai cavalieri, i quali hanno il compito di disporsi a semicerchio intorno al carro sia per spronare continuamente gli animali sia per spingere il carro da dietro, in modo da aiutare i buoi nel traino della struttura di legno e ferro – appesantita anche dalla presenza dei tre “carristi” – lungo tutto il tragitto.

Durante la gara è possibile che si effettuino dei sorpassi se il carro che è in ultima posizione ha dei buoi più allenati e più veloci e se la corsia di sorpasso (costruita parallelamente al percorso asfaltato della gara) si trova in una posizione strategica rispetto al normale tracciato di percorrenza. Naturalmente, ha più probabilità di vincere la squadra che ha la coppia di buoi migliore e più prestante atleticamente: queste caratteristiche si evidenziano già durante i quattro mesi di allenamento, precedenti la gara. Ogni “partito” organizza, separatamente dall’altro, almeno una volta a settimana una corsa che vale da allenamento, in cui tutto avviene esattamente come durante la vera e propria gara: i buoi vengono lasciati a digiuno ventiquattro ore prima, vengono sottoposti a massaggi e controlli medici che attestino il loro perfetto stato di salute (questo avviene anche durante tutto l’anno), vengono ferrati e puliti; i cavalieri hanno il compito di provvedere personalmente al benessere e alla forma fisica del proprio cavallo e, infine, i responsabili del “partito” (compresi i “carristi”) si riuniscono per elaborare una strategia di gara che viene anch’essa provata durante i quattro mesi di preparazione.

Naturalmente, questa competizione comporta un forte dispendio di risorse non solo fisiche (da parte di coloro che vi prendono attivamente parte), ma anche economiche perché la quantità di denaro che occorre per sostenere tutte le spese necessarie all’acquisto e al mantenimento di tutti gli animali è a completo carico dei sostenitori dei tre “partiti”. L’intera popolazione finanzia direttamente e per tutto l’anno la squadra per cui tifa: è per questo che il coinvolgimento è sentito sotto tutti i punti di vista. Ogni famiglia di Portocannone sostiene da sempre lo stesso carro ed è così che si è conservata e tramandata questa appartenenza all’uno o all’altro gruppo, trasmettendola di padre in figlio, di generazione in generazione.

Al momento dell’arrivo sotto l’arco del borgo Costantinopoli, dinanzi alla chiesa, i partecipanti alla gara (cavalieri e “carristi”) si stringono la mano e i vincitori ricevono le congratulazioni da parte degli sconfitti. I festeggiamenti cominciano subito con l’intonazione dell’inno di vittoria – la canzone del Piave – suonato dal complesso bandistico che seguirà il corteo in festa lungo le strade del paese, sfilando davanti alle abitazioni di tutti i sostenitori del gruppo vincitore, in cui vengono offerte a tutti deliziose vivande, dolci e bevande.

Il giorno successivo, in occasione dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine di Costantinopoli, i carri vengono addobbati a festa e prendono parte alla processione religiosa della statua della Madonna lungo le vie del paese; in questa occasione, al carro vincitore della competizione spetta il merito di portare con s̩ in processione la riproduzione del dipinto della Vergine di Costantinopoli, patrona di Portocannone in onore della quale Рstando al racconto tradizionale Рviene svolta la competizione, come ringraziamento per aver portato in salvo i profughi albanesi giunti da oltremare nel XV secolo.

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