Le campane di Agnone

Le campane di Agnone: un binomio inscindibile almeno come quello che vede indissolubilmente legata la vita, lo sviluppo e l’economia di Agnone, delizioso comune in provincia di Isernia, e la Pontificia Fonderia Marinelli, vera e propria istituzione tra le tradizioni artigianali molisane: da oltre mille anni, infatti, i campanari di Agnone tramandano di generazione in Agenerazione l’arte della fusione delle campane, e questa fonderia modello, celebri in tutto il mondo, si avvia ormai per il quarto secolo di storia.

Ma come nasce una campana di Agnone? Cosa c’è, nella loro lavorazione, che le rende uniche, insuperabili, inimitabili? Tanto per cominciare, le campane di Agnone rispondono ai diktat di una secolare tecnica artigianale molisana fatta di fasi di lavorazione distinte e tutte altrettanto importanti. Tutto inizia con la creazione di una struttura in mattoni che corrisponde esattamente all’interno della campana, alla quale si sovrappongono strati di argilla, sui quali vengono poi applicati, in cera, i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure decorative. Si prepara quindi il mantello della campana sovrapponendo, a pennello, altri strati di argilla lasciandoli essiccare uno a uno grazie ai carboni accesi all’interno dell’anima di mattoni, procedimento che permette alla cera di sciogliersi. Ma il processo per la realizzazione delle campane di Agnone è ancora ben lontano dall’essere concluso: il ciclo di lavorazione dura dai trenta a novanta giorni e anche di più, passando dalla formatura alla calata nelle fosse e alla colatura del bronzo, dal raffreddamento alla lucidatura, dal collaudo del suono al completamento con il battaglio e, infine, alla dotazione delle armature meccaniche e degli impianti elettronici per il suono automatico.

Rintocchi famosi, udibili in ogni parte del pianeta, quelli scanditi dalle campane di Agnone. Perché è proprio alla Pontificia Fonderia Marinelli che tutti, da ogni continente, si rivolgono quando serve una campana straordinaria per sottolineare un evento importante: è successo nel 1958 per il centenario del Santuario di Lourdes, nel 1961 per il primo centenario dell’Unità d’Italia, nel 1963 per il Concilio Ecumenico Vaticano Il, nel 1975 per l’Anno Santo (1975), nel 1988 per il Santuario di Medjugorje… E fanno parte della dinastia delle campane di Agnone anche la “campana della Perestrojka” che ha suonato, nel 1989, per lo storico incontro del Papa con Gorbacíov, quella del centro sportivo di Sapporo in Giappone, quella creata per le Celebrazioni Colombiane del 1992, la “campana dell’amicizia” realizzata nel 1994 per il Museo di Pechino, quella donata dal Santo Padre all’Onu e quella fusa in occasione dell’ultimo Giubileo.

Gioielli artistici, espressioni di una cultura antica e incancellabili simboli della fede, le campane di Agnone sono protagoniste di un prezioso museo privato interamente dedicato a loro: è il Museo storico della Campana Giovanni Paolo II, creato nel 1997 accanto alla Pontificia Fonderia e nel quale sono conservati documenti importanti sull’antica arte della fusione del bronzo e un ricco patrimonio di campane antiche e recenti, bozzetti, prototipi, riproduzioni e testimonianze storiche.

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