Maitunat (31 dicembre) Gambatesa

I MAITUNAT E’ questa la più antica e caratteristica manifestazione popolare di Capodanno, che coinvolge l’intera popolazione. E’ un esempio tipico di teatro realistico e popolare che si richiama al teatro vivo di Plauto e di Terenzio, alla fresca e popolare farsa delle Atellane, alla fascinosa licenziosità dei Fescennini. La “maitunata”, eseguita dal cantore e accompagnata da un gruppo di suonatori, è un componimento poetico improvvisato, che consta di quattro versi endecasillabi a rima baciata o alternata con ritornello; il tutto cantato su un motivo musicale sempre uguale. La riuscita della “maitunata” ( una forma di mattinata o stornellata ) è affidata all’inventiva del cantore, alla sua capacità di saper cogliere istantaneamente di ogni personaggio, di ogni problema di attualità, il lato caratterizzante e tradurlo poeticamente rispettando la rima e il motivo musicale . Gli argomenti sono i più svariati e sempre nuovi: si cantano virtù e vizi, ma più i vizi che le virtù, di grossi e piccoli personaggi, di belle ragazze e di gentili signore, accentuandone l’aspetto umoristico o il comportamento tipico di ognuno; il tutto condito con ironia che può raggiungere anche toni aspri e polemici. La tradizione delle “maitunate” si svolge dalla sera del 31 dicembre alla sera del primo gennaio di ogni anno, ed ha come palcoscenico le piazze, le strade, i vicoli e le soglie delle case di amici, parenti e autorità. E’ questa l’unica manifestazione in cui non è presente l’elemento religioso. La tradizione delle “Maintinate” è la più antica e caratteristica manifestazione popolare di capodanno, che, per la sua forma, per la sua storia e per i suoi contenuti, non ha riscontro nel Molise. Etimologia della parola maitunat’: origini e significato Sono diversi i significati assegnati alla parola maitunat’. Le differenti ipotesi etimologiche che si sono avvicendate hanno tutte seguito percorsi diversi, spesso superficiali, come il tentativo di accostare la parola maitunat’ alla locuzione “mai intonate” in nome dell’estemporaneità con la quale i cantori eseguono (solo a Gambatesa) lo stornello in modo improvvisato. Tesi che può essere subito smentita se si considera il fatto che il termine maitunat’ è utilizzato in molti altri paesi molisani nei quali lo stornello non è eseguito estemporaneamente e che, a Gambatesa stessa, prima della metà degli anni trenta non c’è traccia dell’improvvisazione, praticandosi il rito con stornelli precostituiti, ancora oggi conosciuti. È sicuramente possibile stabilire una relazione con i cosiddetti “canti di questua”, diffusi in tutta l’Europa mediterranea, con i quali i questuanti offrono, in cambio di cibi e bevande da parte del padrone di casa, un augurio (per il nuovo anno o per un buon raccolto), intonando degli stornelli con auspicio propiziatorio. La caratteristica di “canto di questua” delle maitunat’ è un elemento indiscutibile, ancora oggi vivo e oggettivamente rilevabile nella moderna pratica, tale che può considerarsi il punto di partenza di ogni trattazione in materia. La seconda funzione delle maitunat’ si materializza come uno strumento con il quale il popolo poteva esprimere senza rischi il proprio punto di vista (positivo o negativo), sempre e comunque in forma burlesca, nei confronti dell’autorità, con la speranza di un cambiamento positivo nell’anno seguente. Le maitunat’ di Gambatesa nel XX sec.: evoluzione e distacco dal modus tradizionale. L’evoluzione delle maitunat’ nel ‘900 può essere suddivisa per semplicità in tre fasi distinte, ognuna contraddistinta da una serie di fattori, che vanno dal diverso modo di interpretare le maitunat’, alle differenti finalità che esse hanno assunto nel corso del tempo, al modo di comporre le varie squadre, modificandone gerarchie e ruolo del cantore. Una prima fase, della quale non può definirsi chiaramente l’inizio, termina all’incirca con l’avvento del primo conflitto mondiale (anni 1915-1920). Questo periodo è caratterizzato dalle cosiddette maitunat’ antiche. La peculiarità, rispetto alle attuali maitunat’, riguarda principalmente il fatto che l’antico stornello, alternato ad un ritornello cantato e suonato, era precostituito e mancava quindi del requisito dell’improvvisazione. Al cantore spettava, oltre all’esecuzione canora vera e propria, il compito di scegliere il tipo di maitunat’ più adatta per la persona alla quale si rivolgeva e per l’argomento al quale intendeva riferirsi, scegliendo tra un ventaglio di soluzioni abbastanza limitato. Ogni maitunat’ conteneva un sottile doppio senso, naturalmente leggero, ironico e canzonatorio, che ne rappresentava la morale, quindi il messaggio principale che si voleva trasmettere. Le maitunat’ cosiddette antiche sono tipiche di moltissimi paesi del Molise in cui i canti di questua erano una prassi molto diffusa, in qualche caso ancora esistente. Muniti di fisarmoniche, organetti, chitarre, bufù (putipù o caccavella) e antichi strumenti a percussione di costruzione artigianale come a pakktell’(due tavole con sonagli percosse tra loro), a sunaglier (detta anche triccheballacche, sempre in legno con tre battenti muniti di sonagli), a “strgulator” (tavola scanalata), le varie squadre si recavano nelle abitazioni dei personaggi più in vista del paese e, godendo di una sorta di immunità, tacitamente concessa da tutti, potevano permettersi, anche se in modo sottile e mediato, di cantare vizi e virtù di queste persone autorevoli, inattaccabili nel corso dell’anno. Le squadre erano formate da un numero di elementi difficilmente superiore a dieci unità. Gli strumenti principali, oltre agli antichi arnesi artigianali a percussione tuttora utilizzati, erano la fisarmonica e l’organetto, ereditati dai padri o dai nonni e imparati in modo autonomo. Non esistevano, se non in rare eccezioni, trombe, tromboni, clarinetti, sax e fiati in generale, per via del loro elevato costo non al compatibile con il tenore di vita del tempo. Una seconda fase, che arriva fino agli anni ’50, vede il rinnovo delle maitunat’, soprattutto sotto il profilo dell’esecuzione. Dalle maitunat’ antiche, si passa a quelle chiamate “semimoderne”. Il cambiamento, più che nei temi e nelle finalità, è soprattutto nelle parole e nella musica. Anche se ancora precostituite, c’è una mutazione dell’intera struttura ritmica e del contenuto delle strofe. Per tutta la seconda fase si continuano a praticare anche le maitunat’ antiche, segno del non incisivo cambiamento a cui esse sono state sottoposte. Bisogna far presente che in questa fase già qualcuno, in modo pionieristico, abbozzava le moderne maitunat’. Questo è un esempio di come tali fasi non siano nette, bensì sovrapposte tra loro. La terza fase, diversamente dalla precedente, esprime un cambiamento radicale nel modo di comporre, interpretare e accompagnare musicalmente le maitunat’. Il nuovo stornello nasce nei primi anni ’30, si sviluppa negli anni ’50 fino a consolidarsi e scalzare l’antico rito negli anni ’60-‘70, giungendo intatto e genuino fino ai giorni nostri. Le maitunat’ rinnovano tutte le loro caratteristiche: musica, ritmo, interpretazione, scopo, significato, metrica e rime. In ordine di importanza, la novità più lampante riguarda l’introduzione dell’improvvisazione e la conseguente difficoltà dell’interprete nel cercare la giusta coppia di rime che, oltre ad avere corrispondenza letterale, deve anche essere divertente e pungente in modo da suscitare l’approvazione dello spettatore. Il cantore non deve più limitarsi a scegliere la maitunat’ più adatta tra un ventaglio di opzioni già precostituite, ma deve egli stesso introdurre l’argomento e improvvisare sul medesimo, ricorrendo a tutta la sua fantasia per riuscire a colpire nel segno. Di conseguenza, con l’introduzione dell’estemporaneità, le nuove maitunat’ danno luogo ad una severa selezione tra gli interpreti: non basta più avere una bella voce ed una discreta presenza scenica per cantare una maitunat’, ma bisogna avere il lessico dialettale adatto a trovare rime, la capacità di scovare aspetti nascosti del destinatario della maitunat’, la prontezza di abbinare termini rustici, proverbi, doppi sensi, “modi di dire” e, soprattutto, la conoscenza degli avvenimenti più importanti avvenuti in paese nell’ultimo anno. È proprio grazie all’estemporaneità dell’interpretazione che le maitunat’ di Gambatesa si discostano da tutte le altre elevandosi ad una vera e propria forma artistica di teatro vivo e improvvisato che richiede speciali abilità. Il forestiero resta stupito dalla capacità degli attori gambatesani nel trovare le rime che, allo stesso tempo, siano esatte, divertenti, convincenti, frizzanti e significative. Ogni maitunat’ è preceduta dal cosiddetto ritornell’, un motivetto di nove misure in tempo ternario suonato da tutti i componenti della squadra, ripetuto due volte, con la funzione di introdurre la maitunat’. Successivamente il cantore si esibirà nel tradizionale canto supportato da una base ritmico-melodica, simile al ritornello, suonata da fisarmoniche, organetti, chitarre e percussioni “più delicate”, sulla quale egli improvviserà due strofe che, se precisamente composte, formeranno una coppia di endecasillabi in rima baciata, più la ripetizione dell’ultima strofa in coro con tutta la squadra, per chiudere la maitunat’. Così facendo è possibile far riferimento agli accadimenti in modo diretto, senza l’ausilio di frasi fatte che esprimono solo la morale, senza allusioni o fraintendimenti. La composizione delle squadre è molto cambiata rispetto ad alcuni decenni addietro, sia per quanto riguarda il numero dei partecipanti sia riguardo agli strumenti musicali utilizzati. I gruppi sono molto più numerosi e, grazie ad una fiorente tradizione bandistica, sono stati integrati da strumenti a fiato di tutte le categorie (ottoni e legni), dando alla squadra un timbro sonoro completamente nuovo e originale. Conclusione Scavare profondamente nella magia delle maitunat’, alla ricerca delle sue vere origini, richiederebbe un approfondito studio e l’esame di varie e complicate fonti, impresa nella quale pochi si sono cimentati, data la quasi totale assenza di rilevanti pubblicazioni in materia. Va tuttavia rilevato l’attaccamento dei gambatesani alla loro tradizione di riferimento, tanto che, su una popolazione di 1700 abitanti, ancora nel 2008-2009 sono stati più di 15 i gruppi musicali che hanno preso parte alla manifestazione, rappresentando tutte le età: tutti ignari del perché e del come sia arrivato a noi questo rito, ignari del significato, ignari di tutta la parte scientifica, antropologica e culturale, ma altrettanto sicuri che per loro non è capodanno se, la notte dell’ultimo dell’anno, non imbracciano i loro strumenti e scendono in strada a cantare e suonare.
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